punto di vista medico e punto di vista sociale: due direzioni davvero diverse?

Al ritorno dal work-shop “Pratiche e modalità inclusive nell’educazione permanente” del convegno organizzato presso la nostra Libera Universitá di Bolzano “Vivere e crescere nela comunicazione. Educazione permanente nei diversi contesti ed età della vita“…

Ho ascoltato con grandissimo interesse come un gruppo  costituito da due linguiste e un medico riflettessero sull’intervento riabilitativo per adulti con afasia ponendosi come obiettivo finale la partecipazione dei soggetti al loro contesto di vita (Favilla, Ferroni e Rosi). Certo poi gli strumenti erano quelli della riabilitazione; ma arricchiti, proprio grazie a questa finalità, dall’interazione con i parenti.

Non mi pare che sia poi cosí diversa la direzione verso cui tendono loro da quella che, con gli strumenti della pedagogia, propone uno strumento di autovalutazione e automiglioramento come Index per l’Inclusione. Certo, questo fa uso di altre strategie, incentrate sulla continua modifica del contesto (e quindi certamente diverse da quelle di ri-abilitazione di competenze di un soggetto); ma in fondo il fine ultimo è lo stesso.

Ho sempre più la sensazione che l’unica posizione davvero proficua stia nel tenere in comunicazione queste due strategie di lavoro: potenziamento dei soggetti e potenziamento dei contesti per raggiungere una piena partecipazione.

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