Incontriamo il modello delle scuole speciali

Mercoledì 28 marzo alle ore 14.00 nell’aula 1.14 della  nostra facoltà a Bressanone il Dr. Dworschak della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco parlerà di come vengono educati gli alunni con disabilità in Baviera, un sistema che prevede tanti tipi di scuole speciali per diverse tipologie di disabilità e alcune esperienze di integrazione.

Che senso ha confrontarsi con un sistema scolastico così diverso dal nostro e, per struttura, così meno inclusivo?

L’Italia ormai quasi 40 anni fa ha fatto la scelta radicale dell’integrazione scolastica, ponendo le basi per un sistema formativo inclusivo: tutti gli alunni infatti fino alla fine della “scuola media” si trovano a frequentare la stessa scuola, quella della loro zona.

Scuola inclusiva, però- e questo si è ormai detto molte volte- non è solo stare tutti insieme sotto allo stesso tetto. Scuola inclusiva significa, a mio avviso, poter garantire la miglior formazione e la massima partecipazione possibile a tutti. La scuola italiana riesce a fare questo?

I dati disponibili a riguardo sono pochi, ma -pur non scordando le esperienze virtuose che singole scuole sviluppano- pare che ci siano alcuni campanelli d’allarme. La ricerca, finanziata dalla nostra università e portata avanti dal nostro gruppo sul punto di vista degli insegnanti sull’integrazione, ha mostrato come la maggior parte degli insegnanti, pur riconfermando la piena fiducia nei principi dell’integrazione, segnala che i bisogni specifici degli alunni con disabilità spesso non trovano risposta adeguata a scuola. Inoltre le loro risposte mettono in luce come i processi di socializzazione che la scuola attiva hanno un effetto in orario scolastico, ma fuori da scuola la metà degli alunni con disabilità non incontra i propri compagni di classe.

Questi dati ci fanno pensare che il nostro modello di scuola abbia allora bisogno di rinnovamento. La scuola speciale di lunga tradizione come quella della Baviera che per anni ha elaborato e applicato tecniche specifiche per rispondere in modo mirato ai bisogni di alunni con disabilità potrebbe ad esempio contribuire a rinnovare alcuni aspetti della nostra didattica. Non si stratta di  mettere in discussione il principio alla base dell’educazione inclusiva e della nostra tradizione di integrazione, quello di “Una scuola per tutti”, ma di continuare a lavorare per renderlo davvero efficace per tutti. Con questo spirito, attendiamo con curiosità l’incontro di mercoledì!

2 risposte a “Incontriamo il modello delle scuole speciali

  1. Grazie del racconto di una storia vera, costellata di successo e efficacia! Abbiamo bisogno di tante di queste storie!

  2. Ciao! Sono un’insegnante di sostegno di scuola primaria e lavoro con un bambino con sindrome di Down. Il mio alunno ripete la classe quinta e quindi da quest’anno ha trovato nuovi compagni e nuove insegnanti curricolari. La nuova situazione scolastica avrebbe dovuto creare dei problemi sia a livello di integrazione che di apprendimento scolastico. In realtà sapevo che la grande collaborazione e intesa con le nuove colleghe avrebbe influito positivamente e poi il mio lavoro di sensibilizzazione sul gruppo classe e anche sui genitori ha determinato un grande ” salto di qualità”. L’alunno è accettato e supportato dai compagni, che lo considerano alla pari nella relazione e nel rispetto delle regole mentre lo aiutano nell’ambito dello studio. Il bambino è molto felice perchè riceve molti inviti a casa dei compagni ed è amato molto dalle varie famiglie.
    La famiglia del bambino è molto serena e soddisfatta perchè non si sente diversa.
    Credo che l’integrazione possa avvenire quando i vari soggetti che ruotano intorno al bambino, collaborino e condividano gli stessi principi.
    Federica,San Francesco al Campo

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