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Che cosa funziona davvero nella classe inclusiva?

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Nelle passate settimane ho potuto visitare 6 classi di scuola primaria che hanno aderito al progetto della nostra Facoltà “Che cosa funziona davvero nell’inclusione scolastica?”. Ogni realtà è differente: si va dalla piccola pluriclasse del piccolo borgo fra le colline alla grande classe della periferia urbana con il 70% di alunni che prima di parlare l’italiano parlavano giá un’altra lingua. L’idea é che ognuna di queste possa offrire degli elementi di qualità esportabili -con tutti i necessari adattamenti- ad altre realtà.

Non è facile intuire quali possano essere i risultati di questo lavoro di osservazione e dialogo con i bambini, gli insegnanti e i genitori di queste realtà. Un primo elemento comune, però, mi pare cominci ad emergere…è il tempo. In ognuna di queste classi, in modi molto diversi, vi è la consapevolezza che con la fretta non si impara. E allora si incontrano insegnanti che chiedono ai bambini: “Ce la fate adesso ad ascoltare questa storia?” e quando un coro risponde :”Nooo” replicano molto semplicemente “Va bene, siete stanchi…allora riordinate le vostre cose e poi giocate un po’. La lettura la faremo domani”. Oppure si trovano maestre che non si stancano di interrompere speigazioni di argomenti sì importanti, ma meno importanti del malessere momentaneo di un alunno, a cui con gli altri bambini, dedicano attenzione e qualche parola (e minuto!) di dialogo.

Si tratta comunque di un viaggio ricco, questo fra le classe con una buona inclusione, e pieno di positività…fa un gran bene portare avanti un lavoro che cerca “cose buone”, gli elementi che funzionano. Grazie a chi li mette a disposizione, noi cercheremo di diffonderli!

viaggio studio Barbiana

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Sabato mattina 43 studentesse della Facoltà di Scienze Formazione della Libera Università di Bolzano, accompagnate da Heidrun Demo e Vanessa Macchia, hanno fatto visita ai luoghi in cui don Lorenzo Milani ha realizzato la sua idea di scuola per tutti, di scuola che dà di più a chi ha di meno. Sono passati ormai più di 50 anni da quell’esperienza, eppure così attuale ne è il messaggio.
Abbiamo visitato la piccola chiesa e la scuola di Barbiana. Colpisce la piccolezza materiale: un’aula, dei tavoloni autocostruiti, niente materiali didattici…se con quelli -tanti e dotati ognuno della propria storia e progettualità- autoprodotti dai ragazzi. Una piscina che sembra una pozza, ma quando un ex-allievo te la racconta è fatta di progetti, misure, idee, pale che scavano, modifiche e solo infine piscina.
Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Michele Gesualdi, curatore di molti libri su Don Milani e presidente della Fondazione don Milani, ma soprattutto uno dei primi sei allievi del Priore. I suoi racconti hanno dato corpo e emozione a quelle idee che avevamo letto nei libri.
E allora che cosa portare con sé, da un’esperienza così unica…cosa portare fino ai nostri tempi. A me vengono in mente tre cose, ma ognuna di noi, potrebbe certamente continuare l’elenco.
1. L’idea di giustizia e equità: la scuola è il luogo che deve compensare le ingiustizie sociali, se le acuisce qualcosa non funziona.
2. Una didattica fatta di progetti, nati dall’impegno e dall’interesse di cambiare e costruire qualcosa nel proprio contesto (I Care): competenze che si formano facendo, progettando, discutendo.
3. La parola, la scrittura, il dialogo come forma di emancipazione.