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Pubblicato il programma del Convegno “Didattica e Inclusione Scolastica”

Convegno

Molti colleghi, di ambiti diversi e con punti di vista differenti, hanno accettato il nostro invito a partecipare al convegno a Bolzano il 28 e 29 novembre 2014. Ne siamo contenti… e così ora  il programma è pronto e pubblicato!

Nelle scorse edizioni il convegno ha rappresentato un momento di incontro molto partecipato, che ha portato circa 700 persone fra insegnanti e altri professionisti della scuola a parlare insieme di integrazione e inclusione scolastica.

In questo anno l’accento è posto con forza sulla didattica inclusiva: una didattica sensibile alle differenze, tutte, per scoprirle, comprenderle, accoglierle, valorizzarle, utilizzarle e dare loro spazio in attività diversificate. Una didattica inclusiva e’ organizzata su pluralità di materiali, differenti attività, diversi ruoli, obiettivi e verifiche/valutazioni individualizzate e personalizzate.  È una didattica aperta, flessibile e cooperativa. Una didattica dell‘equità e dell’efficacia, in cui ognuno possa realizzare il massimo delle sue potenzialità.

Vi aspettiamo per condividere pensieri, progetti e esperienze! La partecipazione è gratuita, l’iscrizione obbligatoria.

 

 

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Video del Webinar di Dario Ianes sull’evoluzione dell’insegnante di sostegno

A questo link si può rivedere il video del webinar tenuto ieri da Dario Ianes sulla sua tesi di evoluzione del ruolo di insegnante di sostegno. Il video comincia al minuto 39:09.

Dario Ianes e l’evoluzione dell’insegnante di sostegno

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Esce in questi giorni il nuovo libro di Dario Ianes “L’evoluzione dell’insegnante di sostegno” (Ed. Erickson). La proposta sostenuta è radicale: per una didattica davvero inclusiva, più insegnanti curriculari e compresenze e poi specialisti a disposizione dei Consigli di Classe per sostenere i curriculari nella costruzione di percorso formativi di qualità per tutti. Questo per andare oltre al ruolo dell’insegnante di sostegno che ormai da più parti si mostra problematico, per esempio per come in diversi casi sostiene la diffusione di “esclusivi” percorsi individualizzati 1:1 (insegnante di sostegno-alunno con disabilità) o per come crea una complessa dinamica fra insegnanti di serie A (quelli “veri”) e di serie B (quelli “che aiutano”).

Certo di insegnanti di sostegno ognuno di noi ne ricorda di fantastici, capaci di sostenere l’inclusione e non solo l’alunno con disabilità…ma sono la maggioranza? Dalla percezione che purtroppo no, non siano la maggioranza, nasce questa proposta. È possibile pensare ad una scuola più inclusiva senza gli insegnanti di sostegno come siamo abituati a vederli e senza tagliare organici, ma anzi investendo fortemente in inclusione?

Sulla proposta si apre ora il tempo per la discussione. Per appronfondirla, a questo link trovate il primo capitolo del libro e tutte le informazioni per partecipare ad un webinar introduttivo tenuto da Dario Ianes domani alle 17.00.

L’Index per l’inclusione sbarca in Sicilia…in rete!

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Vorrei segnalare la preziosa iniziativa avviata dal CTRH di Barcellona PG (Messina) con sede all’Istituto Comprensivo Carlo Stagno D’Alcontres, sull’utilizzo dell’Index. L’idea è stata quella di dare avvio ad un’esperienza di utilizzo dell’Index in rete. Diversi istituti comprensivi e scuole secondarie di II grado del territorio cominceranno nei prossimi mesi un percorso di autovalutazione e automiglioramento con l’Index per l’Inclusione. Vi sarà un direttivo Index a livello di rete con un rappresentante per ogni Istituto del CTRH e alcuni rappresentanti di associazioni e organizzazioni del territorio. All’interno poi dei singoli istituti si costituiranno i diversi Index Team.
Nella scorsa settimana con due giornate di formazione (materiali) rappresentanti degli insegnanti di sostegno e curriculari degli Istituti del CTRH hanno conosciuto lo strumento e la sua applicazione. Il 17 marzo cominceranno i lavori del direttivo Index con la predisposizione dei materiali per la presentazione dell’Index nei collegi docenti dei singoli istituti.
Si tratta della prima esperienza italiana di utilizzo dell’Index in un contesto di rete. Il potenziale è molto forte poiché molto più potente può essere l’impatto sulla cultura inclusiva del territorio da parte di una rete di scuole piuttosto che di una singola scuola che si metta in movimento in questo senso. Auguriamo buon lavoro…con la promessa di seguire gli sviluppi!

Consiglio di lettura: il profilo dei docenti inclusivi

Erupean AgencyNon è una novità eppure l’ho trovato davvero interessante! La European Agency for Development in Special Needs Education ha pubblicato lo scorso anno un profilo di 4 aree di competenza che definiscono l’insegnante inclusivo.
La prima questione interessante è che non si parla mai di insegnanti specializzati o di sostegno…l’idea di fondo è che ogni insegnante debba farsi carico di una “missione inclusiva”, anche perché -e qui cito testualmente- “i valori e le aree di competenza del Profilo dei Docenti Inclusivi sono valide per tutti gli studenti e non solo quelli a rischio di esclusione”. Un secondo aspetto interessante è che le aree di competenza sono fortemente ancorate ad una dimensione valoriale. Esse si compongono dei tre elementi: di comportamento e opinioni personali, conoscenza e comprensione e, infine, capacità e abilità. Proprio nel primo elemento sono radicati valori e opinioni personali, sulla cui base, attraverso una serie di conoscenze, diventa possibile tradurre in pratica con alcune abilità quella visione valoriale inclusiva. Infine, poi, sono proprio interessanti le 4 aree di competenza in sé.
1. valorizzare le differenze degli alunni – la differenza è da considerare una ricchezza
2. Sostenere tutti gli alunni – coltivare aspettative sul successo scolastico degli alunni
3. Lavorare con gli altri – la collaborazione e il lavoro di gruppo sono essenziali a tutti di docenti
4. Sviluppo e aggiornamento professionale
Io lo userò un po’ per rilflettere con le studentesse e gli studenti di scienze della formazione primaria…credo che però sarebbe un’ottima base di partenza anche per i collegi docenti e consigli di classe che si trovano alle prese con le riflessioni legate alla direttiva e circolare sui BES. Buona lettura a tutti allora!

BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI E DIDATTICA INCLUSIVA: alcune opportunità da cogliere

BESBISOGNI EDUCATIVI SPECIALI E DIDATTICA INCLUSIVA: alcune opportunità da cogliere

Dario Ianes

I recenti atti ministeriali sul tema alunni con BES e gestione dell’inclusione hanno prodotto un dibattito notevole nel nostro Paese, con posizioni molto diverse; in modo molto sintetico, ma spero chiaro, vorrei riassumere nei punti seguenti la mia posizione.

  1. Il concetto di “bisogno” ha anche delle connotazioni negative nella nostra lingua e credo che tale negatività condizioni troppo alcune posizioni critiche nei confronti del concetto di BES, ma questo effetto alone improprio va superato. Credo si dovrebbe considerare il concetto di bisogno non tanto come una mancanza, privazione o deficienza , in sé negativa, ma come una situazione di dipendenza (interdipendenza) della persona dai suoi ecosistemi, relazione che (se tutto va sufficientemente bene) porta alla persona che cresce alimenti positivi per il suo sviluppo. In altre parole, la persona cresce bene in apprendimenti e partecipazione se questa relazione porta risposte ed alimenti adeguati al suo sviluppo.
  2. Il bisogno educativo speciale non è diverso da uno normale, è divenuto tale quando la situazione di funzionamento bio psicosociale problematica della persona ha reso per lei difficile trovare una risposta adeguata ai suoi bisogni. Ad esempio, un bambino di 4 anni potrebbe trovare un carente alimento al suo bisogno di autonomia vivendo in un contesto familiare deprivante e problematico.
  3. Quando si parla di funzionamento della persona in un’ottica bio psicosociale ci si riferisce all’intreccio complesso e multidimensionale di ICF, dove giocano un ruolo fondamentale le interazioni tra condizioni fisiche, corpo, competenze personali, partecipazione sociale, contesti ambientali e contesti personali.
  4. Quando ci si riferisce alla “problematicità” del funzionamento, ritengo che la si debba valutare tale soltanto se in modo intersoggettivo possiamo definire che la persona, a causa di quel funzionamento particolare, subisce un danno, un ostacolo o viene stigmatizzata in modo da subire una perdita di opportunità e di libertà di sviluppo. Una particolarità della persona che porti disagio (certo non danno o simili) soltanto a chi la circonda e non alla persona stessa è una differenza che va tutelata e preservata e non va fatto alcun tentativo di cambiarla.
  5. Il concetto di BES non è clinico, ne tantomeno medico. Non lo si trova infatti in alcun sistema di classificazione delle patologie, tipo ICD 10 o DSM V.
  6. Il concetto di BES e’ politico, nella misura in cui stabilisce, come macro categoria, quali siano le situazioni che hanno diritto a forme di individualizzazione e personalizzazione nella scuola.
  7. L’estensione del diritto alla personalizzazione dei percorsi formativi e di valutazione anche ad alunni non compresi prima nella legge 104 e 170 e’ un positivo passo in avanti verso politiche scolastiche più eque ed inclusive. In questo modo molte situazioni di alunni che prima non erano riconosciuti e tutelati ora lo possono essere.
  8. Tale estensione del diritto alla personalizzazione e’ un altro passo avanti verso una scuola pienamente inclusiva (l’inclusive education), fatto nel solco della tradizione italiana dell’integrazione scolastica, che parte dalle situazioni di disabilità, poi estende le tutele agli alunni con DSA, e ora a quelli con altre condizioni di BES, oltre a quelle classiche delle due norme citate. E’ la via italiana all’inclusione, quella che passa da difficoltà a altra difficoltà, piuttosto che partire da un radicale cambiamento della scuola per tutti gli alunni con le loro varie differenze, come sostengono gli studiosi della corrente che va sotto il nome di Disabilities Studies. Credo che queste due vie stiano progressivamente convergendo, perché l’obiettivo e’ comune (una scuola inclusiva per il 100% degli alunni) e molto simili sono le considerazioni critiche e le proposte innovative. In ogni caso la tradizione italiana e’ questa e vogliamo valorizzarla.
  9. Il rischio di fenomeni di labeling e di micro esclusione e’ ovviamente sempre presente, ma non dipende certo dall’introduzione del concetto di BES. La scuola esclude anche senza etichetta, dipende da che orientamento prende. Fenomeni di micro esclusione sono all’ordine del giorno nelle nostre scuole e colpiscono ogni tipo di alunno, da quello con disabilità a quello straniero e gli insegnanti escludono per tanti e diversi motivi. Se un insegnante ha in classe alunni che gli creano qualche tipo di problema e non vuole, o non sa, attivare strategie efficaci per personalizzare la loro partecipazione e apprendimento tenderà ad escluderli, etichetta o meno. Il fatto che alcuni alunni saranno riconosciuti come alunni con BES non sarà uno scivolo per mandarli fuori perché la nostra scuola non prevede percorsi separati, fuori dalla classe, per gli alunni riconosciuti BES. Chi teme questo forse “sente” che nelle viscere delle nostre scuole cresce un desiderio di percorsi separati?
  10. Le recenti disposizioni ministeriali sostengono e valorizzano il ruolo pedagogico e didattico del team docenti e del consiglio di classe anche nel momento dell’individuazione dell’alunno come alunno con BES. Gli insegnanti, anche se non avranno in mano un pezzo di carta medico, o sociale, dovranno valutare pedagogicamente e didatticamente il funzionamento problematico dell’alunno, con la loro competenza professionale. Certo non in modo autarchico, ma collaborando ove possibile. Se qualcuno teme l’invasione della scuola da parte di orde di medici o psicologi che offriranno “individuazioni” di alunni BES e diffonderanno questa nuova “malattia” per un ovvio interesse di bottega, si tranquillizzi e cerchi invece di sviluppare la competenza valutativa pedagogica e didattica degli insegnanti, che in moltissimi casi c’è’, ma è sepolta da consuetudini di delega ai servizi sanitari. E poi non si tratta di fare diagnosi, ovviamente, ma di riconoscere una situazione di problematicità.
  11. Le recenti disposizioni ministeriali riconoscono agli insegnanti la possibilità di individuare l’alunno con BES sulla base di “ben fondate considerazioni pedagogiche e didattiche”: ottima cosa, da anni insistiamo sul fatto che la scuola deve riappropriarsi di un forte ruolo che le e’ proprio, lo sostenemmo fin dalle critiche all’Atto di indirizzo del 1994, che tagliava (e taglia) fuori la scuola dalla Diagnosi Funzionale, che invece deve essere pedagogica e didattica. Per me ben fondate significa fondate su un’antropologia ICF-OMS e sul concetto di problematicità centrato sulla persona.
  12. Problema della scarsa formazione di moltissimi insegnanti curricolari su questi temi: bene, cosa aspettano i sindacati a lanciare una campagna contrattuale per una formazione continua obbligatoria e per riformare la scandalosa carenza di questi temi nella formazione universitaria Gelmini per la secondaria?
  13. Problema del nuovo carico di lavoro richiesto dagli alunni con BES: certamente la professione di insegnante si è fatta sempre più complessa e perciò deve smettere di essere un lavoro di ripiego o di comodo, un lavoro per troppi anni bistrattato nel patto perverso del “lavori poco e ti pago poco”, deve diventare una vera e propria professione alta, con un percorso universitario che va dai 5 ai 6 anni, più uno per il sostegno, con un impegno pieno e stipendi adeguati. Su questo tema ci vuole coraggio vero da parte di tutti  e non sortite alla Profumo per un paio di ore in più…
  14. Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) sarà fatto da tutti i docenti e non delegato al sostegno: ottima cosa, perché la responsabilità didattica e’ di tutti.
  15. I vari PDP della classe, accanto ad eventuali PEI e altri PDP per alunni con DSA, dovranno raccordarsi in una progettazione inclusiva della classe. In una didattica strutturalmente inclusiva: e questa e’ una sfida di altissimo livello, assolutamente strategica. Collegialmente gli insegnanti proveranno a definire alcuni elementi di Didattica Inclusiva che costruiranno la quotidianità delle attività formative, una quotidianità per tutti fatta in modo da accogliere le attività personalizzate. A questo livello si dovrà pensare all’adattamento dei materiali e dei testi, all’attivazione della risorsa compagni di classe (apprendimento cooperativo e tutoring), a varie forme di differenziazione, alla didattica laboratoriale, all’uso inclusivo delle tecnologie. Questa progettazione di classe e’ un valore aggiunto fondamentale alle varie individualizzazioni-personalizzazioni.
  16. Il Gruppo di Lavoro per l’inclusione può aggiungere  altro valore prezioso alle varie proposte di progettazione di classe con i vari PEI/PDP. E questa e’ la seconda sfida strategica da cogliere: il GLI si limiterà a raccogliere le varie progettazioni di classe, confezionarle con un bel fiocco descrittivo dei vari alunni, e inviarle al l’approvazione del Collegio dei docenti e all’iter di negoziazione delle risorse? Qui c’è’ invece l’opportunità di creare altro valore aggiunto elaborando nel Piano Annuale dell’Inclusione quelle strategie funzionali a livello di istituzione scolastica che ottimizzano e massimizzano le risorse presenti, come ad esempio un uso intelligente dell’orario, della formazione delle classi, delle sinergie con altre realtà territoriali, ecc.
  17. A qualcuno, in queste settimane, e’ sorto il timore che gli insegnanti di sostegno vengano utilizzati, in questa logica “funzionale”, anche per tutti gli altri alunni con BES, rendendo ancora più drammatica la situazione della coperta corta. Ma questo non è’ previsto ne’ consentito, si leggano i commenti di Nocera (FISH).
  18. Qualcuno addirittura pensa che con queste recenti disposizioni sugli alunni con BES si daranno insegnanti di sostegno soltanto agli alunni con disabilità gravi, alcuni hanno addirittura letto l’acronimo BES come bisogna eliminare il sostegno… Ma anche qui rimando agli articoli di Nocera su superando.it., in cui nega decisamente questa interpretazione catastrofista.
  19. Le recenti disposizioni insistono molto su un livello di intelligenza territoriale, il CTS, dove si dovrebbero comporre con ulteriore valore aggiunto, i vari PAI delle scuole in relazione alle varie fonti territoriali di risorse (USP, comuni, province, ASL, ecc). Questo e’ un punto ancora debole, per ovvi motivi strutturali, di possibilità di funzionamento, e di complessità del compito. Questo terzo livello di “intelligenza” auspicato, dopo quello del consiglio di classe e del GLI, chiede ulteriore elaborazione, ma ricordo che questa dimensione, interistituzionale e territoriale, anche in altre proposte o disposizioni mostrava evidenti debolezze (si veda la seconda parte dell’Intesa Stato Regioni del marzo 2008 e la proposta dei CRI del Rapporto Caritas,Trellle e Fondazione Agnelli del 2011)
  20. La numerosità delle classi, eccessiva spesso anche in presenza di uno o più alunni con disabilità, ostacolerà l’applicazione delle disposizioni sugli alunni con BES? Ma allora, cosa aspettano le associazioni dei familiari ad attivare una class  action nei confronti del MIUR per far rispettare il DPR 81 del 2009? Gli insegnanti le sosterranno?
  21. La macro categoria degli alunni con BES e’ gia’ stata introdotta dalla legge di riforma della scuola ( legge 5 del 2006, vedi www.vivoscuola.it) del Trentino, dove abbiamo, nella categoria degli alunni con BES, gli alunni con disabilità, quelli con DSA e quelli con altre e varie forme di svantaggio, problemi, ecc. Dunque quasi 7 anni fa e mi sembra ( anche attraverso due ricerche fatte come componente del Comitato di Valutazione della Scuola Trentina, si vedano i report su www.vivoscuola.it) che non sia accaduto nulla di quello che gli avversari delle recenti disposizioni ministeriali temono: stress da superlavoro degli insegnanti, etichettatura iatrogena di massa, medicalizzazione delle situazioni degli alunni, licenziamenti di insegnanti di sostegno, anzi.      (30 maggio 2013)

Convegno Integrazione e Inclusione Scolastica…un mese dopo

E’ già passato un mese da quando ci siamo incontrati così numerosi a Bolzano! A noi la giornata è rimasta nel cuore…e ci ha dato la carica per tante nuove iniziative!
Dario Ianes è stato in diverse parti d’Italia a confrontarsi con i dirigenti e gli insegnanti sui potenziali, ma anche i dubbi e rischi della nuova normativa sui BES. Vanessa Macchia sta lavorando ad una pubblicazione sull’ADHD, sulla sua individuazione precoce e su laboratori di attenzione per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria. Francesco Zambotti porta avanti nelle scuole le sue riflessioni sull’uso delle tecnologie per la didattica inclusiva. Io ho avuto la possibilità di parlare a Roma, a Taormina e in Abruzzo (oggi a Pescara!) di Index per l’Inclusione. Insieme poi stiamo lavorando ad un nuovo progetto che ricerca che vorrebbe aiutarci a capire meglio perché tanti alunni con disabilità, e secondo recentissimi dati anche con DSA, passano parte del proprio tempo fuori dalla classe: è un rischio per l’inclusione? o forse un nuovo modo di gestire in modo più complesso processi inclusivi? Temiamo il primo, ma è giusto fare ricerca per capire a fondo.
Grazie a tutti i relatori e a tutti i partecipanti per gli input, le idee, la voglia di condividere…proviamo a mettere a frutto questa energia!